Distrofia Muscolare Terapia , diagnosi e sintomi . - BENESSERE naturale

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Distrofia Muscolare Terapia , diagnosi e sintomi .

Patologie
La distrofia muscolare di Duchenne e di Becker : la varie forme di distrofia muscolare . La terapia , la diagnosi , i sintomi e l'evoluzione delle varie forme di distrofia muscolare .
Complicanze della distrofia muscolare . Prognosi .



La distrofia muscolare raggruppa gravi malattie neuromuscolari degenerative e genetiche e che sono causa di un’atrofia ed un indebolimento progressivi della muscolatura scheletrica riducendo notevolmente le capacità motorie della persona.
Le forme più diffuse di distrofia sono 2 : la distrofia muscolare  di Duchenne e di Becker.
Le forme esistenti sono più numerose ed il decorso della malattia appare differente per ogni soggetto.
La distrofia muscolare è CARATTERIZZATA DA UN  processo degenerativo a carico dei muscoli del corpo che determina una crescente e progressiva disabilità motoria che nei casi più gravi può coinvolgere anche le vie respiratorie rendendo la persona dipendente da ausili di ventilazione meccanica. I muscoli che vengono colpiti sono diversi e variano anche a seconda della forma di distrofia.
La distrofia muscolare di Duchenne :è una malattia genetica causata dall’assenza totale di una proteina, la distrofina. Colpisce soggetti di sesso maschile (1/3500), mentre le femmine in genere sono “portatrici sane” tranne rari casi in cui la sindrome si manifesta in forma lieve. In Italia circa 5000 persone sono affette da questa patologia. La distrofia muscolare di Duchenne è determinata da alterazioni di un gene localizzato nel cromosoma x  che contiene le informazioni per la produzione della distrofina.
La sindrome si manifesta nella prima infanzia, intorno ai tre anni, quando il bambino mostra difficoltà a saltare, correre, salire le scale, alzarsi da terra. La distrofia muscolare di Duchenne è progressiva e porta a perdere l’uso degli arti inferiori verso l’adolescenza e di quelli superiori intorno alla prima età adulta. Insorgono anche difficoltà respiratorie e complicazioni cardiache che riducono notevolmente le aspettative di vita.
Circa un 30% dei malati presenta un deficit cognitivo che però rimane stabile; possono essere presenti inoltre difficoltà di apprendimento e problemi di linguaggio. Salvo rarissimi casi, la distrofia muscolare di Duchenne colpisce esclusivamente i maschi, perché, a differenza delle femmine, possiedono una sola copia del cromosoma x e quindi non hanno la possibilità di compensare un eventuale deficit con una copia del cromosoma funzionante.
Il segno di Gowers è uno degli strumenti diagnostici impiegati per formulare la diagnosi di condizioni come la distrofia o l’atrofia muscolare. Il test va a valutare il comportamento del paziente nel momento in cui deve compiere un determinato movimento. In genere viene chiesto al paziente di posizionarsi sul pavimento e poi di alzarsi: se per sollevarsi tiene il tronco flesso in avanti facendo principalmente forza con le braccia poggiate sulle ginocchia il test si considera positivo.
La distrofia facio-scapolo-omerale è considerata una forma rara di distrofia (e più in generale di malattia) caratterizzata da una caratteristica distribuzione del difetto di forza.
Presenta una frequenza di un caso su 20.000 nati vivi ed è la forma di malattia ereditaria muscolare più frequente dopo la distrofia di Duchenne e la distrofia miotonica di Steinert. La modalità di trasmissione della distrofia facio-scapolo-omerale è autosomica dominante, quindi un individuo affetto ha una probabilità del 50% di trasmetterla ai propri figli, indipendentemente dal sesso.
La diagnosi prenatale è possibile nelle gravidanze da coppie in cui sia stata precedentemente identificata l’anomalia genetica in uno dei due genitori ed il primo esame da effettuarsi in caso di sospetto clinico è l’analisi del DNA. Può essere già ben evidente fin dalla prima infanzia, con sintomatologia completa oppure manifestarsi in età giovane-adulta, con sintomi anche molto sfumati. La malattia generalmente non comporta riduzione delle aspettative di vita, ma naturalmente questo dipende da un eventuale coinvolgimento della muscolatura respiratoria o dalla presenza di gravi aritmie. Non esiste, ad oggi, un trattamento risolutivo per questa malattia.
Distrofia muscolare di Becker
è molto simile a quella di Duchenne e si differenzia da questa principalmente per il decorso, che è più lento.
Anche la distrofia di Becker è causata da alterazioni nel gene della distrofina che però, a differenza della Duchenne, portano alla sua diminuzione di questa proteina e non alla sua totale assenza. E’ per questo motivo che i sintomi della distrofia di Becker sono meno gravi.
I sintomi, che di solito compaiono nei bambini a circa dodici anni, possono manifestarsi anche più tardi e possono includere:
disturbi cognitivi, che non peggiorano nel tempo
stanchezza
perdita di equilibrio e coordinamento
debolezza muscolare nelle braccia, collo e in altre zone del corpo
debolezza muscolare delle gambe e del bacino che determina difficoltà a camminare e frequenti cadute che peggiorano con l’età
difficoltà ad eseguire alcuni movimenti con le gambe a causa della perdita di massa muscolare
problemi di respirazione.
Le distrofie muscolari dei cingoli coinvolgono in maniera primitiva la muscolatura dei cingoli, sia pelvico (inferiore) che scapolare (superiore).
I primi sintomi sono caratterizzati dalla debolezza dei muscoli del cingolo pelvico, con difficoltà nel salire le scale, nel rialzarsi da terra e nel correre speditamente. I sintomi correlati alla debolezza muscolare degli arti superiori, benché presenti sin dall’esordio (scapole alate), sono di solito più tardivi.
Queste forme di distrofie possono essere trasmesse con meccanismo autosomico (cioè colpiscono entrambi i sessi) sia dominante (di solito uno dei genitori affetti ha il 50% di possibilità di trasmettere la malattia ai figli) che recessivo (entrambi i genitori devono essere portatori non affetti del gene malattia perché il 25% dei figli sia malato). La causa è di solito dovuta a mutazioni in geni diversi, sette dominanti e quindici recessivi, ma il loro numero è destinato ad ampliarsi. La mutazione genica, a sua volta, provoca una ridotta presenza o la completa assenza della proteina corrispondente, che non può più svolgere il proprio lavoro.
La più recente classificazione utilizza la proteina carente per individuare la specifica forma di distrofia dei cingoli: si parlerà quindi di calpainopatia per le malattie da deficit di calpaina 3, di disferlinopatia per le malattie da deficit di disferlina e così via.
Si assiste inoltre ad un aumento dei valori della creatinchinasi (CK o CPK) di entità variabile da tre-cinque fino a cento volte il valore massimo normale. Il decorso clinico è estremamente variabile, con forme gravi ad insorgenza precoce e rapida progressione e forme di minore entità che permettono agli individui che ne sono affetti una quasi normale aspettativa di vita e di autonomia motoria. Al momento non esiste una terapia causativa per nessuna forma di distrofia dei cingoli.
Le distrofie miotoniche sono malattie ereditarie che si trasmettono con meccanismo autosomico dominante: ciò significa che ad essere colpiti sono indistintamente maschi e femmine ed ogni figlio di una persona affetta ha un rischio del 50% di essere a sua volta colpito dalla malattia.
L’età d’esordio e le manifestazioni cliniche sono molto variabili a seconda del tipo di alterazione genetica, ma si osservano marcate differenze anche nei singoli individui e nei vari membri di una stessa famiglia. Le distrofie miotoniche colpiscono prevalentemente il muscolo scheletrico e quello cardiaco, il corpo vitreo dell’occhio, le ghiandole sessuali, il sistema endocrino, il muscolo liscio e il sistema nervoso centrale.
Distrofia Muscolare genetica:
Nella distrofia muscolare le mutazioni possono essere di vario tipo e comprendono sia sostituzioni nucleotidiche (alterazione genetica consistente nella perdita o sostituzione di una sola base nucleotidica – si dice anche mutazione puntiforme), sia delezioni, ma tutte hanno come effetto quello di causare l’assenza totale della proteina (distrofinopatia). Alcuni esami di laboratorio permettono di evidenziare il danno muscolare: un parametro importante nelle analisi del sangue è quello della creatinchinasi (cpk), enzima presente normalmente solo nel muscolo ma che viene liberato in circolo in presenza di danno muscolare.
Vi sono poi due esami che permettono di fare diagnosi certa della distrofia muscolare di Duchenne: la biopsia muscolare e l’indagine molecolare. Nel primo caso viene prelevato un piccolo campione di muscolo, sotto anestesia, ed in seguito viene sottoposto ad analisi al microscopio per ricercare eventuali fibre degenerate.
Nel secondo caso, con un semplice prelievo di sangue e sfruttando tecniche di biologia molecolare, si studia il gene implicato per accertare la presenza di mutazioni.
La distrofia di Duchenne e quella di Becker si distinguono generalmente per l’età in cui compaiono, anche se i sintomi sono simili e le modalità di trasmissione ereditaria sono le stesse. Nel dubbio, si può valutare la quantità di distrofina presente nel muscolo: se è ridotta ma non è assente del tutto, e se altre osservazioni concordano, la diagnosi depone a favore della distrofia muscolare di Becker.
Distrofia muscolare negli adulti
A seconda della forma di distrofia muscolare da cui si è affetti, i primi sintomi possono comparire in periodi diversi della vita, dall’infanzia alla terza età. In tutti i casi la distrofia muscolare peggiora tanto più quanto più i muscoli si indeboliscono e, purtroppo, non esiste una cura in grado di debellare la malattia. I sintomi principali della distrofia muscolare negli adulti sono l’indebolimento e la perdita della massa muscolare che colpiscono anche chi sviluppa questa malattia quando è bambino. In effetti il termine “distrofia muscolare” indica un gruppo di più di 30 patologie ereditarie che portano proprio all’indebolimento e alla perdita della massa muscolare. Esistono dei tipi di distrofia muscolare che possono svilupparsi anche in età adulta, come la Distrofia muscolare facio-scapolo-omerale.
I sintomi della distrofia muscolare
Le distrofie muscolari sono malattie degenerative ereditarie dei muscoli scheletrici ma l’innervazione dei muscoli che sono coinvolti, al contrario di quanto avviene nelle atrofie neuropatiche e spinali, è integra.distrofia muscolare sintomi
Le tipiche caratteristiche di questo gruppo di malattie sono la distribuzione simmetrica della debolezza e dell’atrofia
muscolare, la sensibilità conservata, la persistenza dei riflessi cutanei e l’incidenza eredo-familiare.
Tra i segni e i sintomi riconosciuti come più indicativi della patologia si riconoscono:
Difficoltà nei movimenti nella vita quotidiana, come per esempio alzarsi e salire le scale
Andatura ciondolante e tendenza a portare l’addome in avanti
Stanchezza frequente
Lordosi
Scoliosi, che si accentua con il progredire della malattia e, nei casi più gravi, può portare a delle difficoltà connesse con l’attività respiratoria.
Terapia farmacologica della Distrofia Muscolare
Il percorso che porta alle cure di una malattia genetica è come una scala, il cui primo gradino è l’individuazione del difetto genetico che causa la malattia e il secondo consiste nello studio accurato dei geni-malattia alterati cercando di comprenderne il funzionamento normale nell’organismo e i meccanismi che portano alla malattia.
Partendo da queste basi si possono ideare strategie, nuovi farmaci e terapie genetiche che compensino il difetto, testare la loro efficacia in modelli cellulari (terzo gradino) o animali (quarto gradino). Quando una terapia si dimostra efficace negli animali si può salire sul quinto gradino della scala, quello della fase clinica, in cui la cura viene sperimentata su gruppi sempre più grandi di pazienti per valutarne sicurezza ed efficacia.
Ad oggi non esiste una vera e propria cura specifica per la distrofia muscolare. Si usano alcuni farmaci detti steroidei, di cui il cortisone è il più impiegato ed il più conosciuto, che prolungano la capacità motoria e alleviano i maggiori sintomi collaterali come la stanchezza. Il cortisone sembra anche rallentare la comparsa di problemi respiratori e cardiaci.
Nonostante i benefici sintomatologici in grado di apportare, in genere però questi farmaci hanno effetti collaterali,  però ben tollerati dalla maggioranza dei pazienti: aumento di peso, disturbi psico-comportamentali, cataratta, diminuzione della densità ossea.
Soprattutto se somministrati ai bambini, è indispensabile monitorarli durante l’assunzione e far sì che siano seguiti da un’equipe di specialisti fra i quali anche uno psicologo.
I pazienti distrofici devono sottoporsi a controlli abituali anche per verificare la situazione respiratoria e cardiaca. In caso di deficit respiratorio ci si può avvalere della ventilazione meccanica non invasiva, mentre nei casi più gravi si può arrivare alla tracheotomia. L’introduzione delle macchine respiratorie ha innalzato la stima di sopravvivenza oltre i trent’anni.



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