Mal di schiena e biomagneti - BENESSERE naturale

Medicina Ecologica
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Mal di schiena e biomagneti

Magnetoterapia

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Mal di schiena:
artrosi e dolori muscolari prime cause
Il mal di schiena è una delle sindromi dolorose più diffuse in tutto il mondo.

A esserne interessati, a causa di patologie acute o croniche come l’artrosi della colonna vertebrale, ernie del disco o contratture muscolari, sono soprattutto le persone con più di 40-45 anni, ma in realtà chiunque,
a qualunque età può sperimentare una qualche forma di mal di schiena, bambini compresi.

In genere, durante l’infanzia, l’insorgenza di mal di schiena è legata principalmente all’assunzione di posture scorrette a scuola, al trasporto di zaini troppo pesanti (soprattutto su una spalla sola) oppure alla presenza di alterazioni muscoloscheletriche (come la scoliosi), asimmetrie anatomiche (per esempio, la diversa lunghezza delle gambe), difetti di deambulazione legati alla conformazione dei piedi, a una displasia dell’anca non corretta nei primi anni di vita o altre patologie specifiche.

Ragazzi e giovani adulti, invece, sono interessati dal mal di schiena soprattutto come conseguenza della pratica sportiva (specie, se eccessiva o eseguita con una tecnica inappropriata), di traumi accidentali o di movimenti bruschi che sollecitano i muscoli in modo abnorme determinandone la contrattura reattiva.

Cause del mal di schiena Il mal di schiena può essere indotto da molte cause e presentare caratteristiche differenti, che devono essere indagate attentamente per poter emettere una diagnosi differenziale precisa e individuare l’approccio terapeutico più appropriato caso per caso.

Le principali tipologie di mal di schiena riscontrate in pratica clinica comprendono:
•  la lombalgia non complicata/aspecifica (in assoluto la più diffusa, spesso associata a contrattura muscolare acuta o a
  stiramento dei legamenti e in molti casi non riconducibile una causa ben definita);
•  la sciatalgia o “sciatica” (infiammazione del nervo sciatico, che parte dalla regione lombare della colonna vertebrale e
  scorre lungo la parte posteriore della gamba fino all’incavo del ginocchio, per poi diramarsi fino al piede);
•  l’artrosi delle vertebre lombari, dorsali o cervicali (con conseguente infiammazione dei tessuti molli circostanti il tratto
  vertebrale interessato e contrattura muscolare reattiva), associata o meno a discopatie (ernia del disco, ernie cervicali
  ecc.) e/o sofferenza del midollo spinale;
•  il “colpo della frusta” (contrattura violenta, improvvisa ed estremamente dolorosa dei muscoli lombari durante
  l’esecuzione di un movimento brusco della schiena);
•  le fratture vertebrali da “compressione”, conseguenti a traumi o spontanee (queste ultime frequenti in chi soffre di
  osteoporosi severa).

A prescindere dalla causa che ha indotto il mal di schiena, la presenza di una possibile compromissione neurologica a carico dei nervi spinali o del midollo spinale è segnalata dall’insorgenza di dolore che si irradia in altri punti del corpo (braccia e mani nel caso della cervicalgia; gambe e piedi nel caso della lombalgia), accompagnato da formicolii, alterazioni della sensibilità (al caldo/freddo, alla pressione ecc.), calo di forza e di controllo muscolare. Qualora vi sia una sofferenza midollare a livello cervicale, possono manifestarsi anche vertigini, difficoltà d’equilibrio, instabilità sulle gambe, incontinenza e difficoltà a camminare.

Meno frequentemente un mal di schiena acuto molto intenso può comparire a causa di:
•  patologie renali e/o delle vie urinarie (calcolosi, infezioni ecc.);
•  infiammazioni del pancreas o, negli uomini, della prostata;
•  ulcera gastrica complicata;
•  malattie infiammatorie intestinali (sindrome del colon irritabile, diverticolite ecc.);
•  infezioni o tumori spinali o, nelle donne, a c arico di utero od ovaie.

Fattori di rischio per mal di schiena complicato
•  Età superiore i 50 anni.
•  Dolore di durata superiore a 4 settimane.
•  Recente trauma alla schiena.
•  Storia di neoplasie o di osteoporosi.
•  Perdita di peso non intenzionale.
•  Dolore notturno, insonnia, sudorazione.
•  Affaticamento, febbre, mal di testa.
•  Uso di immunosoppressori, corticosteroidi o farmaci iniettivi.

Ciò premesso, a titolo di rassicurazione, va sottolineato che l’85-90% della popolazione mondiale soffre di mal di schiena “aspecifico”, ossia non associato a danni articolari, muscolari o neurologici clinicamente significativi e legato principalmente alla predisposizione genetica individuale, cui si aggiunge il contributo sfavorevole dato dal mantenimento di posture scorrette per periodi prolungati, dall’esecuzione di movimenti inadeguati, dalla sedentarietà o, al contrario, da un eccesso di attività fisica/sforzo muscolare a livello della schiena a del tronco.

Anche aspetti psicologici possono promuovere o peggiorare il mal di schiena, a causa sia dell’impatto di ansia e stress sul tono muscolare (contratture) e dell’aumentata sensibilità al dolore tipica degli stati ansioso/depressivi, sia in relazione a possibili fenomeni di somatizzazione del disagio psichico. Sul fronte dello stile di vita, invece, ad aumentare il rischio di mal di schiena, in particolare a livello lombare, sono soprattutto il sovrappeso (compreso quello fisiologicamente associato alla gravidanza) che impone un carico extra costante alla schiena, e, per ragioni ancora da chiarire, il fumo.
Dolori muscolari alla schiena: i sintomi Limitandosi al caso della lombalgia comune, i sintomi caratteristici che permettono al medico di riconoscerla e inquadrarla durante la semplice visita sono soprattutto il dolore localizzato nella regione lombare (con eventuali irradiazioni a distanza), la contrattura più o meno accentuata dei muscoli di sostegno della colonna vertebrale e la limitazione dei movimenti.

Durante la visita, il medico esaminerà, in particolare, lo stato delle vertebre (posizionamento, anomalie strutturali palpabili ecc.) e dei muscoli (simmetria, livello di contrazione, motilità ecc.) e le reazioni alla sollecitazione di zone ben definite, in grado di informare sull’origine e la natura del dolore (“trigger point”).

La valutazione aggiuntiva degli organi della zona addominale e pelvica e l’eventuale prescrizione di esami di laboratorio mirati (non sempre necessari) permetteranno invece di escludere patologie a carico dell’apparato gastroenterico (intestino, fegato, pancreas) e urinario (reni, ureteri, prostata) o altre condizioni sistemiche potenzialmente all’origine del mal di schiena (disfunzioni tiroidee, diabete ecc.).

Nella stragrande maggioranza dei casi, la visita medica, unita all’analisi della storia clinica, delle abitudini di vita della persona interessata e delle modalità di insorgenza del disturbo, è sufficiente a stabilire la “benignità” del mal di schiena presente e a suggerire un primo approccio terapeutico per alleviarlo.

L’esecuzione di indagini di strumentali (radiografia, TAC, risonanza magnetica, densitometria ossea, test neurologici ecc.) è indicata soltanto in una minoranza di casi, quando l’insieme delle manifestazioni e il quadro clinico complessivo del paziente inducono a sospettare che all’origine del dolore vi sia una patologia meritevole di interventi mirati, compreso il ricorso alla chirurgia.

Come alleviare il mal di schiena In generale, in prima battuta, per alleviare dolore e l’infiammazione associati a un attacco di lombalgia determinato dalla riacutizzazione di un’artrosi vertebrale cronica o da una contrattura muscolare estemporanea (colpo della strega, strappi muscolari ecc.) è indicato il trattamento con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), topici o sistemici, oppure analgesici (che però non agiscono sull’infiammazione), associato al riposo e alla graduale ripresa dell’attività fisica abituale.

Anche se il dolore persiste per diversi giorni, il riposo assoluto, a letto, deve essere limitato al minimo periodo necessario (ossia, idealmente, non più di 24-48 ore), mentre le sedute in poltrona vanno il più possibile evitate, poiché peggiorano il mal di schiena anziché alleviarlo. Per quanto possa apparire strano, invece, il movimento deve essere ripreso al più presto, poiché rappresenta il migliore alleato per ottenere una remissione rapida ed efficace della lombalgia acuta.

Dopo i primi 2-3 giorni dall’esordio, quando la componente infiammatoria del mal di schiena si è sostanzialmente attenuata, oltre ai farmaci, per favorire l’ulteriore attenuazione del dolore e rilassare la muscolatura si può sfruttare la terapia termica, basata sull’applicazione di impacchi caldi “fai da te” oppure di fasce autoriscaldanti studiate allo scopo, reperibili in farmacia. Questa strategia è molto utile soprattutto quando è presente una contrattura muscolare significativa, come nel caso del “colpo della strega”, poiché l’aumento di 2-3°C della temperatura locale ha un’azione miorilassante e antidolorifica, ottenuta senza il ricorso a medicinali.

Terapia naturale de dolore nel mal di schiena
COME AGISCE LA Terapia con magneti a campo stabile ?   Applicazione per almeno 2 ore al giorno della Placca Biomagnetica
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Consulenza Medica Ecologica
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